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22 novembre 2017

ESTERI GERMANIA “La sinistra ci ha tradito”. La battaglia laica e illuminista degli ex-musulmani

A Colonia è stato festeggiato il decimo anniversario dalla costituzione della prima associazione di ex-musulmani fondata da Mina Ahadi proprio in Germania: un movimento per la promozione della laicità e dei diritti umani che nel frattempo è cresciuto e che oggi conta decine di associazioni in tutto il mondo. Perché la libertà non è prerogativa occidentale, cosa che la sinistra sembra aver dimenticato. di Cinzia Sciuto “Finché nel mondo ci saranno persone che rischiano la vita per aver abbandonato l'islam, sarà necessario dichiarare apertamente e orgogliosamente, loud and proud, che noi lo abbiamo fatto”. Così risponde l'attivista inglese di origini iraniane Maryam Namazie ogni volta che le viene fatta la domanda: “Ma perché vi chiamate proprio 'ex-musulmani'?”. Un'espressione che a Mina Ahadi – che esattamente dieci anni fa ha fondato a Colonia, in Germania, il primo Consiglio centrale degli ex-musulmani tedeschi (Zentralrat der Ex-Muslime, ZdE) – all'inizio non piaceva: “Siamo atei e agnostici, alcuni di noi erano credenti e poi hanno abbandonato l'islam, altri non sono mai stati musulmani. Quello che ci accomuna sono i valori universali dei diritti umani e della libertà di espressione: siamo umanisti”. Ma alla fine ha dovuto ricredersi: in un momento in cui dichiarare pubblicamente di aver abbandonato l'islam, o di non averlo mai praticato, era un tabù, non solo nei paesi retti da regimi islamisti, ma persino in Europa, era appunto necessario manifestarsi apertamente. Sopratutto per dare ad altri il coraggio di manifestare il proprio ateismo e di affrancarsi dalla comunità di origine. “Non tutti coloro che provengono dai paesi cosiddetti musulmani sono musulmani. Sembra una banalità, e invece è necessario sottolinearlo perché ci viene automaticamente messa addosso questa etichetta”, spiega Ahadi nel corso della cerimonia per i dieci anni del movimento degli ex-musulmani che si è svolta ieri sera a Colonia. “Fino a qualche anno fa – continua Ahadi, fuggita per ragioni politiche più di trent'anni fa dall'Iran – in Germania c'erano quattro milioni di stranieri provenienti da diversi paesi, a un certo punto siamo improvvisamente diventati quattro milioni di musulmani, e sono saltate fuori associazioni che pretendono di parlare a nome di ciascuna di queste quattro milioni di persone, tra cui invece ci sono molti non credenti o credenti che non si sentono comunque rappresentati dalle autoproclamate associazioni di musulmani”. Quello dell'omogenizzazione di tutti coloro che provengono genericamente da un paese a maggioranza musulmana è un problema che si fa grave quando si tratta di persone che fuggono da quei paesi esattamente perché perseguitati per il loro ateismo o la loro apostasia, e che spesso in Europa ritrovano le stesse dinamiche di persecuzione da cui erano fuggiti. È il caso, per esempio, di Rana Ahmad, che è fuggita dall'Arabia Saudita perché atea e che, non appena arrivata in Germania, si è ritrovata in una struttura di accoglienza per rifugiati nella quale ha ritrovato le stesse logiche islamiste da cui era fuggita: “Ho lasciato la mia famiglia e la mia terra a migliaia di chilometri per poter vivere la mia vita liberamente, e invece mi sono di nuovo ritrovata nella stessa situazione da cui ero fuggita. Un incubo”. Un incubo che proprio grazie a Mina Ahadi e al ZdE ha trovato una soluzione: Rana ha trovato un appartamento e ha potuto lasciare la struttura di accoglienza, dove evidentemente non valevano le leggi a garanzia della libertà individuale che valgono fuori, come si trattasse di uno Stato nello Stato, una società parallela dove le norme costituzionali sono sospese. Una storia analoga a quella vissuta da Ahmed Nadir, originario del Bangladesh, che per il suo ateismo ha subito pesanti aggressioni nella struttura di accoglienza di Bracht, dove ha vissuto un anno fra il 2013 e il 2014. Alla luce della propria esperienza personale, Rana Ahmad, con il sostegno del ZdE e della Fondazione Giordano Bruno tedesca, ha fondato un'associazione che ha il preciso scopo di fornire assistenza ai rifugiati non credenti. Uno degli obiettivi del movimento degli ex-musulmani, che in dieci anni è enormemente cresciuto e conta oggi su decine di associazioni in diversi paesi al mondo, è mostrare all'opinione pubblica occidentale, e in particolare la sinistra, che la separazione fra religione e Stato, la laicità – con tutto il corredo di diritti che si porta appresso, primo fra tutti la libertà di espressione – non è una prerogativa occidentale, ma un valore universale, per il quale in molti paesi a maggioranza musulmana ogni giorno centinaia di attivisti rischiano la vita: “Nessuno conosce il valore della laicità più di coloro che vivono sotto regimi teocratici”, spiega Maryam Namazie, che insiste: “Nei confronti di queste persone noi in Europa abbiamo una grave responsabilità: dobbiamo essere la loro voce”. Gli attivisti per i diritti umani che si sono ritrovati ieri a Colonia, infatti, si sentono abbandonati dalla sinistra, accusata di non guardare in faccia la realtà dell'islamismo, anche in Europa. E questo per diverse ragioni, spiega Michael Schmimdt-Salomon, presidente della Fondazione Giordano Bruno, che fin dall'inizio sostiene il movimento degli ex-musulmani: “Innanzitutto perché la sinistra tende a rubricare automaticamente ogni critica all'islam come 'di destra', favorendo con questo una forma di autocensura; in secondo luogo, perché una parte di essa è convinta che l'islam sia un prezioso alleato nella lotta antiimperialista; terzo perché è ancora influenzata dall'idea che la religione non sia determinante perché quel che conta davvero sono le relazioni socio-economiche (la 'struttura'); e infine per una certa inclinazione a difendere le minoranze in quanto tali. Ma una posizione reazionaria rimane reazionaria anche se a sostenerla è un minoranza”, conclude Schmidt-Salomon. Un atteggiamento, quello della sinistra europea, che lascia molta amarezza negli attivisti del movimento degli ex-musulmani, così sintetizzata dalla giornalista turca Arzu Toker: “La sinistra ci ha tradito”. http://temi.repubblica.it/micromega-online/la-sinistra-ci-ha-tradito-la-battaglia-laica-e-illuminista-degli-ex-musulmani/?refresh_ce


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23 agosto 2017

Ischia e terrrorismo:L’Italia è un Paese assai più sicuro di altri paesi europei

Il vero problema dell’Italia è nella follia dell'auto-sminuirsi, di fronte ad altri paesi, in barba ai successi, e favorendo così la svendita di parecchi ‘pezzi del nostro Paese. Approfondendo, vorrei porre all’attenzione di chi lègge che, in Italia, a differenza di altri paesi europei i nostri sistemi di sicurezza antiterrorismo e servizi segreti fino ad ora hanno funzionato benissimo, nessun attentato come invece accaduto a ripetizione in Francia in Spagna in Inghilterra e in Germania, dunque l’Italia sotto l’aspetto del terrorismo è un paese assai più sicuro di anti altri, limitrofi e non. E questo nonostante tutta l’immigrazione che ci è caduta addosso; immigrazione di fonte a cui gli altri paesi Ue ci hanno lasciato soli. Crolla una gran parte di Ischia, un isola, e alla conta i morti sono due, e i soccorritori arrivati sull’isola salvano addirittura un neonato di sette mesi sepolto sotto le macerie assieme ai suoi due fratellini, ma dunque questi soccorritori e chi li dirige non sono poi così male! Un terremoto che scuote un isola alle nove di sera, poteva costare molto di più in termini di vite umane dunque bravi i servizi che contrastano il terrorismo e bravi gli operatori del terremoto. Alla luce di tutto ciò io direi che invece di lamentarsi per questo e quello bisognerebbe pure esultare per le vite salvate qui da noi, vite che, purtroppo, in altre nazioni sono ormai sepolte. Il mio non è un eccesso di nazionalismo ma una ferma presa di posizione, di fronte a intransigenti quanto petulanti lamentele di chi descrive il nostro paese come insicuro in mano solo a gomorra, mafia, o terremoti, criticando pure le barriere che impediscono il transito di grossi mezzi come quello che ha massacrato tante persone a Nizza. L’Italia è un Paese assai più sicuro di altri paesi europei. Francesco Mangascià


6 luglio 2017

Immigrazione, i porti chiusi degli altri e i nostri porti spalancati

La Ue a chiacchiere promette ma poi, nei fatti, succede peggio di prima visto che, Francia e Spagna, inizialmente poi anche Olanda e Germania, non permetteranno alle navi delle ong, di attraccare nei propri porti. Ma, se la mente non mi fa difetto, basta fare altrettanto; il trattato di Dublino, se non obbliga Francia e Spagna, all’accoglienza nei porti, non obbliga manco l’Italia, e ci si può ritirare senza manco discutere da quel trattato. Il 24 agosto 2015, la Germania decise di sospendere il regolamento di Dublino per quanto riguardava i profughi siriani allo scopo di poter elaborare direttamente le loro domande d'asilo. Altri stati membri, come la Repubblica Ceca, l'Ungheria, la Slovacchia e la Polonia, hanno di recente negato la propria disponibilità a rivedere il contenuto degli accordi di Dublino e, nello specifico, ad introdurre quote permanenti ed obbligatorie per tutti gli stati membri. Facciamolo pure noi, sennò sono solo chiacchiere. Non voglio entrare pienamente, per poca chiarezza di fonti, non propriamente verificabili, sulle dichiarazioni del portavoce della Marina di Tripoli, Ayyoub Qasem che, a detta di qualcuno accusava le ong di “incoraggiare i migranti illegali, che affluiscono in Libia da oltre 30 Paesi africani e non” e di “non curarsi minimamente della sovranità della Libia sul proprio territorio e, sulle sue acque territoriali”, al portavoce della Marina di Tripoli, casomai sia vero, c’è solo da rispondere che, la Libia è in grado, e ne ha il diritto, di difendere la propria sovranità dalle ong da sola, poiché le ong, possono essere facilmente messe in grado di non violare la sovranità nazionale delle Libia, non essendo armate: se lo fossero allora non sarebbero più delle ong ma dei combattenti illegali e come tali possono essere a rigore di legge trattate. Le cose basta volerle veramente poi si può perlomeno tentare di farle, dunque l’Italia chiuda immediatamente i porti, e la Libia difenda pure rigorosamente la sua Sovranità nazionale poi si vedrà che succede. Francesco Mangascià


4 luglio 2016

Volkswagen esclude rimborsi per i clienti in Europa? Volkswagen PAGHI!

La Volkswagen, se lo deve scordare di pretendere di evitarsi di fornire ai clienti europei compensazioni simili a quelle attuate nei confronti del mercato statunitense. Se Volkswagen la farà franca nel mercato europeo, ciò sarà solo grazie alla sudditanza dei politici europei felici di essere sottomessi alla Germania e immancabilmente sarà anche un ulteriore assenso alle ragioni del sì alla Brexit. Criminali di guerra perdonati, vittime di eccidi non risarcite, e adesso l’amministratore delegato, Mathias Mueller, si permette pure tranquillamente di affermare a Die Welt, che non saranno rimborsati come negli States i danni causati dalla disonestà del produttore di automobili tedesco. I tedeschi paghino. Francesco Mangascià FONTE Volkswagen esclude rimborsi per i clienti in Europa L’ad Mueller: «Un’eventualità del genere schiaccerebbe l’azienda» http://www.lastampa.it/2016/07/04/economia/volkswagen-esclude-rimborsi-per-i-clienti-in-europa-IaltuYlTj4uHPSCtM3fDhM/pagina.html


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