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6 luglio 2017

Immigrazione, i porti chiusi degli altri e i nostri porti spalancati

La Ue a chiacchiere promette ma poi, nei fatti, succede peggio di prima visto che, Francia e Spagna, inizialmente poi anche Olanda e Germania, non permetteranno alle navi delle ong, di attraccare nei propri porti. Ma, se la mente non mi fa difetto, basta fare altrettanto; il trattato di Dublino, se non obbliga Francia e Spagna, all’accoglienza nei porti, non obbliga manco l’Italia, e ci si può ritirare senza manco discutere da quel trattato. Il 24 agosto 2015, la Germania decise di sospendere il regolamento di Dublino per quanto riguardava i profughi siriani allo scopo di poter elaborare direttamente le loro domande d'asilo. Altri stati membri, come la Repubblica Ceca, l'Ungheria, la Slovacchia e la Polonia, hanno di recente negato la propria disponibilità a rivedere il contenuto degli accordi di Dublino e, nello specifico, ad introdurre quote permanenti ed obbligatorie per tutti gli stati membri. Facciamolo pure noi, sennò sono solo chiacchiere. Non voglio entrare pienamente, per poca chiarezza di fonti, non propriamente verificabili, sulle dichiarazioni del portavoce della Marina di Tripoli, Ayyoub Qasem che, a detta di qualcuno accusava le ong di “incoraggiare i migranti illegali, che affluiscono in Libia da oltre 30 Paesi africani e non” e di “non curarsi minimamente della sovranità della Libia sul proprio territorio e, sulle sue acque territoriali”, al portavoce della Marina di Tripoli, casomai sia vero, c’è solo da rispondere che, la Libia è in grado, e ne ha il diritto, di difendere la propria sovranità dalle ong da sola, poiché le ong, possono essere facilmente messe in grado di non violare la sovranità nazionale delle Libia, non essendo armate: se lo fossero allora non sarebbero più delle ong ma dei combattenti illegali e come tali possono essere a rigore di legge trattate. Le cose basta volerle veramente poi si può perlomeno tentare di farle, dunque l’Italia chiuda immediatamente i porti, e la Libia difenda pure rigorosamente la sua Sovranità nazionale poi si vedrà che succede. Francesco Mangascià


20 gennaio 2017

Terremoto, terrorismo, slavine mortali e questi pensano a Craxi?

E’ sicuramente innegabile che, l’Italia è un paese in fortissime difficoltà, vuoi per la crisi economica che, sconvolge equilibri in tutto il mondo e, adesso attraversa anche dei disastri naturali come il terremoto prima e poi la neve le slavine in aree già depresse dai sisma, e mettiamoci pure il terrorismo e il fenomeno degli immigrati che poveracci pensano che venendo in Italia risolveranno i loro problemi e invece finiscono al freddo e in mezzo alla strada, ma in mezzo a tutto ciò, un ministro Alfano, va a far visita sulla tomba di Craxi in Tunisia e, il sindaco di Milano, Sala, rilascia dichiarazione in cui si dichiara disponibile a riaprire la discussione sull’opportunità di intitolare una via di Milano a un politico che morì latitante in Tunisia. Ma questi signori, e al di là di ogni opinione politica, non hanno proprio altro da fare in momenti come questi? Ma veramente sembra di stare su scherzi a parte con questi. Scherzi di cattivo gusto naturalmente. Francesco Mangascià


7 giugno 2016

Lo Stato di Bandiera delle navi, e i profughi degli altri portati illegalmente in Italia

Un qualsiasi essere umano che rischia di affogare va soccorso. E non ci piove. Ma, nel mezzo di queste ecatombi sul mare, all’Italia vengono, ingiustamente, rimproverati gli aspetti del Trattato di Dublino che espressamente afferma che i cittadini extracomunitari che fuggono da Paesi di origine, perché in guerra o perseguitati per motivi di natura politica o religiosa, possono fare richiesta di asilo solo nel primo Paese membro dell'Ue in cui arrivano. Secondo chi ci rimprovera, i profughi devono rimanere tutti in Italia, perché è il primo paese dove sono arrivati. Manco per niente, perché le missioni europee di soccorso, è chiaro che, sono composte anche da altri paesi europei firmatari del Trattato: la nave che presenta uno Stato di bandiera differente da quella italiano, di fatto, a bordo rappresenta la sovranità del Paese di cui batte la bandiera, specie le navi militari: con l'espressione Stato di bandiera si designa un criterio di collegamento della nave con l'ordinamento giuridico di uno Stato. La nazionalità della nave comporta la soggezione della stessa e dell'equipaggio a bordo alla sovranità di questo. Giuridicamente, a questo punto i poveracci che vengono soccorsi da navi non italiane salendo a bordo di quelle navi, è come se arrivassero nel paese della bandiera cui la nave appartiene, e se è così, in rispetto proprio al tanto vituperato Trattato di Dublino, perché questi naufraghi vengono addossati all'Italia, assieme all’oltraggio di affermazioni pretestuose che sostengono che facciamo male il nostro lavoro, invece che al paese appartenente alla nazione di cui la nave batte bandiera, in osservanza del Trattato di Dublino e dell’ordinamento giuridico nel cui sistema si regola il diritto. E’ assiomatico che come recita l’antico brocardo se ubi ius societas viceversa ubi societas ibi ius: sono leggi princìpi cui non ci si può opporre attraverso dimenticanze o argomentando Regulae Ecclesiasticae normative e morali da pro e contra. Il diritto nei suoi princìpi va sempre rispettato altrimenti lo Stato cessa di esistere. Da Principe diventa sguattero. Chi soccorre, dunque taccia se prima di parlare non porta pure a casa propria , così come fa degnamente l’Italia lasciata pure sola a fare questa grande opera di soccorso. Francesco Mangascià


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16 ottobre 2008

Clandestinaggi politici

L'equiparazione di clandestino o straniero a ladro, è indubbiamente errata. Personalmente son del parere che solo chi commette crimini, qualora non ci siano dubbi sulla colpevolezza, debba essere espulso dal territorio italiano. Il resto non mi tocca, e non credo tocchi manco il Ministro Maroni, in relazione all'emendamento che annullerà l'espulsione dei clandestini, poiché tanto era quasi impossibile espellerli  tra la  burocrazia e con tutto il sostegno che hanno.  Mica siamo in Francia dove grazie a Sarkozy,- quello che non ha estradato la Petrella perché depressa- , chi aiuta un sans papier si becca di 5 anni di carcere per una legge voluta da lui quando era agli interni. Noi non  siamo come lui, nè ci teniamo a diventare come il marito di Carlà.Come i ricconi amici dei terroristi: né lo saremo mai.  Non ci tengo che un essere umano finisca in galera perché non ha un lavoro o non ha il visto. Dunque tutto bene. Noi, mica usiamo quelle leggi infami, volute  da monsieur le Prèsident  Sarkozy, l'ultimo patrono dei terroristi, che mandano nelle segrete francesi  chi per umanità aiuta un povero disgraziato. Noi, siamo sufficientemente estimatori del  governo in carica ,  e rappresentiamo  quella destra italiana che rifiuta il razzismo e il fascismo sia che siano neri sia che siano rossi.
Francesco Mangascià


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